Tempo fa Amalia Mora mi aveva suggerito di chiamarla matitone, e si capisce abbastanza bene perché sarebbe un’ottima idea. In realtà (e il nome segnetti lo dice bene) non mi piacciono le affermazioni bold. Mi piacciono le cose piccole — che lavorano tanto, però. Magari le matitine sono così perché sono state temperate un sacco di volte, sono pocket size, quindi viaggiano facilmente e sono veloci. Le matitine sono facili da prendere in mano, non ti intimoriscono quando devi avere a che fare con loro o devi iniziare un nuovo lavoro. Sono amichevoli e leggere, ma quando si tratta di disegnare hanno lo stesso identico tratto forte di qualsiasi altra matita.

Di cosa parlerà matitine? Direi, se tutto va bene, del lavoro e della vita di alcune (spero molte) illustratrici. Nasce, nella mia testa, quasi tre anni fa — lo so, nessun animale ha un periodo di gestazione così lungo. Per aiutarmi a discolparmi, userò l’illustrazione di una delle mie illustratrici preferite, Marion Fayolle. Ha anche un titolo, che è Procrastination — ed è importante che venga detto, perché probabilmente è ora di ammettere che ho una lentezza erbacea e arborea.

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Marion Fayolle, Procastination

Perché solo donne? Ho già parlato un po’ la settimana scorsa di cosa sia per me e di come io ricerchi attivamente l’empowerment (o fempowerment, come ho letto qualche giorno fa), ma in sostanza se in matitine ci saranno solo donne è perché, dato che non ne ho sempre avuta la possibilità, vedere le donne al lavoro e vedere i frutti che ne nascono mi fa sentire in pace, mi motiva e mi spinge a fare altrettanto.

Perché l’illustrazione? Perché, penso, è sempre stata considerata qualcosa di accessorio — a un testo, per esempio. Un po’ come le donne e i loro lavori rispetto agli uomini e al mercato. E poi perché mi piace davvero tanto. Come mi piacciono tutte le donne che spero di portare presto qui.

women who draw

Cos’è, invece, Women Who DrawÈ un database online che raccoglie tantissime illustratrici, artiste e cartoonist — una via di mezzo tra un portfolio collettivo e delle pagine gialle tematiche. Nasce dall’idea di Julia Rothman e Wendy MacNaughton, che si sono armate di pazienza e indignazione per spulciare gli autori (non uso il maschile per la regola italiana del plurale, purtroppo) delle copertine illustrate dell’anno precedente e dei vincitori dei premi di illustrazione e di grafica, scoprendo che le quote rosa erano basse, bassissime se si consideravano le autrici non bianche.

Stanche di sentire come risposta dalle riviste e dalle agenzie «Ne assumerei di più, di illustratrici, se solo sapessi dove trovarle», alla fine dello scorso anno hanno pensato di «risolvere la questione e non solo denunciarla», mettendo online la prima versione di Women Who Draw, che in meno di ventiquattr’ore ha ricevuto più di 1200 submission, mandando in tilt il sito, che è stato rilanciato all’inizio del 2017. Al momento accoglie più di 2700 artiste* (l’asterisco, presente anche nello slogan del sito, indica che è trans inclusive) da ogni parte del mondo, e offre loro la possibilità di una vetrina per possibili clienti, ma anche di comunicare e confrontarsi con le altre autrici.

La BBC dice che negli UK nel solo 2016 le donne che si sono iscritte a corsi di design sono state più del doppio degli uomini, ma ricevono mento della metà di visibilità nel mondo del lavoro. Se matitine vorrebbe raccogliere le illustratrici che mi piacciono (e costituire una scusa per chiacchierare con loro), Women Who Draw permette di trovarle grazie ai filtri: si può selezionare l’etnia, la localizzazione, ma anche la religione — perché, spiegano MacNaughton e Rothman, se una casa editrice sta cercando un’autrice per illustrare dei proverbi yiddish può così facilmente trovarne più di una che abbia familiarità con quella cultura.

We all bring our identities and experiences to our work.
Wendy MacNaughton

Quello che amo dell’illustrazione è la comunicazione che risiede in ogni suo aspetto: il tratto, l’uso e la scelta del colore, la geometrizzazione delle forme o la cura maniacale dei dettagli, tutto ciò che può farla assomigliare a un acquarello o a una litografia. Si possono illustrare delle parole, delle cose che esistono e altre che non esistono ancora. E, soprattutto, mi interessa capire perché si sceglie di (o si finisce a) illustrare così.

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