Succede ancora piuttosto spesso. Con i vicini di tavolo da Giordano il Bolognese, per esempio, che mi chiedono che lavoro faccia e mi salutano dicendo «Allora se abbiamo bisogno di consulenza legale ti chiamiamo» perché hanno capito che faccio copyright e io non avuto il cuore per smentirli – anche perché ci hanno offerto un giro di Prosecco.

O con mia zia, che mi chiede se io scriva sui mobili e in effetti tecnicamente è così, perché su è anche complemento di argomento, vero? E con mia madre, ovviamente, per la quale questa è solo una fase e un giorno, finalmente, sarò una maestra come si deve.

È ufficiale, però: da un anno sono una copy ed è esattamente il lavoro che volevo fare.

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è forse tuttora il mio copy preferito, se me lo posso dire da sola

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Cosa fa il copywriter – e cosa ho imparato a fare io

Se ti dicono che per fare il copy devi saper scrivere bene, non ti stanno mentendo. Ma non basta, ovviamente – d’altra parte il lavoro dei sogni è uno e uno solo. È certamente l’ottimo background che ti aiuterà a destreggiarti tra (più o meno nuove) conoscenze di marketing, comunicazione, HTML, grafica e strategia social, oltre che tutte le specifiche del tuo settore.

Nota bene: nessuna di queste ne esclude una delle altre. Un bravo copy deve saper trovare il giusto equilibrio tra un testo scritto secondo i crismi della lingua italiana e uno efficace per le regole del web marketing – ricordandosi anche di essere umano e che il tocco creativo non è disponibile tutti i giorni tutto il giorno. Proprio per questo, però, deve studiare di continuo.

Il copywriter è creativo, disciplinato e, soprattutto, non improvvisa.

Se vuoi lavorare come copywriter e, come me, vieni da un ambito più accademico ed editoriale, avrai sicuramente bisogno di:

1. Flessibilità: devi sapere se e quando abbandonare un’idea e devi essere pronto a cambiare, anche drasticamente, quello a cui hai lavorato, che sia un concetto, una coppia di parole, l’intero sviluppo di un progetto. Al bando l’orgoglio e il ma io lo direi così. Se sei incerto sull’efficacia del copy da scrivere, tieniti un paio di opzioni aperte, ma alla fine scegli sempre cosa fare.

2. Consapevolezza: cerca di capire a chi devi rivolgerti con il contenuto che stai scrivendo e individua il modo migliore per comunicarlo. Non potrò mai ripeterlo abbastanza: un copy non scrive per sé. Mai. Quella è un’altra categoria professionale. E come si fa a capire il target del messaggio o la strategia da adottare? Chiedendo. Il copy chiede, si confronta, pianifica con il proprio team e con gli altri. E, soprattutto, chiedi il feedback del tuo lavoro: non avere paura dei numeri e dei report, sono i migliori alleati delle tue parole.

E, dato che a quanto pare è proprio vero che i numeri dispari siano da preferire, ecco un bonus:

3. Divertiti: trova un punto di vista inedito per raccontare qualcosa, in modo da renderlo un pochino più tuo. Questo non significa che devi emergere e sopraffare il testo, ma che puoi (e devi!) sfruttare il tuo punto di vista quando arriva il momento di scegliere come trattare un argomento. Perché quando ti chiederanno di scrivere un pezzo sull’oggetto tavolo o sulle piante da balcone, non potrai dire che non ti va: è lavoro.

Web content manager – sì, anche questo

Quando chiedono a mio padre che lavoro io faccia, spiega molto contento che sono una «veb còntant». Ed è vero, sono anche questo.

Un web content manager è un pelo meno commerciale del copy, rispetto al quale è più editoriale: prepara e confeziona il prodotto (cioè il contenuto) sotto più punti di vista. Quando si tratta di magazine e newsletter, per esempio, la scrittura viene integrata dalla grafica e dalla coerenza estetica, oltre che da un po’ di sano HTML – che inspiegabilmente mi piace, proprio come mi piace davvero lavare i piatti. Vai a capire.

Tra tutti gli aspetti di cui dovrai tenere conto nel tuo lavoro di web content manager, ce n’è uno in particolare che ha la fama di essere il più temuto ma anche il più (inaspettatamente) soddisfacente:

Finalmente saprai cos’è la SEO

E poi non potrai più farne a meno – nel senso che a lavoro ti impediranno di dimenticartene anche solo per mezza giornata. E, alla fine, ti troverai a scrivere 2000 parole di extraseo sugli appendiabiti in poche ore e sarai pure un po’ contento. Te lo prometto, anche se non sembra.

Tutto questo mentre Seozoom e Semrush ti faranno scoprire mondi inaspettati: con le loro associazioni linguistiche a volte preoccupanti ma sempre insindacabili, perché è questo che la gente cerca e vuole, scateneranno delle interrogazioni antropologiche che si prolungheranno per giorni e a cui probabilmente non troverai mai vere spiegazioni. Per fortuna.

Quindi, in definitiva, com’è andato quest’anno?

È stato difficile a livello personale, ma non sono mai cresciuta così tanto come in questi dodici mesi in cui mi sono trovata a fare il lavoro che volevo davvero tanto fare in una città in cui non avrei mai voluto vivere in un settore di cui non sapevo niente e che amo ogni giorno di più.

E ora sono sempre capace di registrarti una nota vocale di dieci minuti su WhatsApp, ma anche di proporti una web push in 25 caratteri.

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Shoutout to: Giacomo Golinelli, perché senza di lui non mi piacerebbe così tanto quello che faccio oggi. E, soprattutto, non avrei mai scritto di piante o di cose del genere:

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leggi tutto l’articolo: L’iPhone senza fili

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