Sono ufficialmente sette anni che scrivo online e, in qualche modo, oggi è anche il mio lavoro. È una di quelle cose a cui non si crede molto, confonde le persone a cui lo dico (ah, se avessi un euro per ogni «Beh ma tutti sanno scrivere») e a volte anch’io mi do ancora i pizzicotti di nascosto.
La realtà è che la scrittura, come tante altre capacità, è un muscolo – e in quest’era di coscienza fitness collettiva, per quanto ancora a volte nebulosa, è doveroso specificare che no, non è sufficiente tenere questo muscolo allenato: bisogna anche sapere come farlo.

Partiamo dall’inizio, perché è sempre un buon punto da cui cominciare. Se la scrittura online eredita molto da quella offline, è innegabile che abbia delle regole tutte sue che è bene imparare, per riuscire a giocare il suo gioco al meglio.
Per esempio, quando ci approcciamo a un testo virtuale, dobbiamo tenere sempre in conto delle tante dimensioni di cui sarà composto: pop-up, immagini e link, per dirne alcuni. Non sono distrazioni dal testo stesso, ma risorse: la scrittura online ha una capacità di approfondimento quasi istantaneo che quella offline non può materialmente e costitutivamente avere, e bisogna tenerne conto quando si comincia a progettare un testo di questo tipo. Allo stesso modo, proprio come avviene per la scrittura offline, l’immediatezza del gesto della scrittura virtuale (anche nella sua pubblicazione) non può prescindere da una serie di passaggi strutturati che portano alla costruzione di un testo efficace. Insomma: la matita e Wordcounter sono entrambi tuoi alleati.

Per introdurre il discorso, direi che in generale un buon testo è composto da due fasi: capire la domanda o la consegna e interpretarla con intenzionalità.
Qualsiasi testo (qualsiasi!) non è una small talk: chi ti legge capisce in un attimo quando si trova davanti a un testo efficace – cioè che realizza le sue promesse: questo manuale di istruzioni è chiaro? ho capito questa legge della fisica? la guida di questa mostra è valida? – o meno. Scrivine uno che lo sia.

paper-dropbox
La schermata di apertura di Paper, lo strumento di scrittura di Dropbox

Disclaimer: oggi partiamo proprio dalle basi. Se ti sembra che quanto segue sia fin troppo elementare: 1* ottimo, sai già scrivere un buon testo! 2* non ti preoccupare: è solo il primo di tanti (credo, vediamo, non ho ancora fatto una scaletta) How To che riguarderanno la scrittura. Tra due settimane parlerò degli strumenti online che uso ogni giorno, per esempio: ci vediamo lì?

Quindi, come si fa un buon testo?

1. La scaletta è il segreto

Sì, lei, quella che se hai avuto un buon maestro facevi già alle elementari, e poi alle medie e superiori e università – e ogni qualvolta devi scrivere qualcosa, a dire il vero. Cosa credi sia il brainstorming che ti chiedono di fare a lavoro?

Il principio e massimo segreto della scaletta è: non si tratta di un elenco delle cose che vuoi dire (quello è importantissimo da fare se, come me, ti vengono continuamente in mente cose da dire mentre pensi a qualcos’altro – ma di questo ti dico di più dopo), ma della sequenza in cui le vuoi dire. Organizza e riorganizza i possibili punti chiave del tuo futuro testo finché non cominciano a sembrarti strutturate.

La coscienza del tuo stesso discorso è la tua arma più potente.

2. La trama, o anche: capire dove, come e quando far apparire le tue risorse

Un lettore si accorge di quando l’autore del testo sa quello che vuol dire – o, meglio, di come lo vuol dire. Immagina (e di conseguenza gestisci) il tuo testo, di qualunque tipo si tratti, come se fosse un piccolo racconto: ogni cosa accade per un motivo proprio in quel momento. Non puoi far entrare in scena la carrozza prima che la fata madrina sia apparsa a Cenerentola e le abbia spiegato tutto quanto – principalmente perché non si dovrebbe salire in auto con degli sconosciuti.

Comportati allo stesso modo con il tuo testo. Dopo aver buttato giù le tue idee, renditi conto di dove vuoi davvero andare a parare: con la stessa scaletta io e te potremmo produrre due testi completamente diversi. Tieni conto anche della tipologia di testo che devi scrivere: un testo argomentativo ha regole diverse della descrizione di un fenomeno scientifico, la regola delle 3k funziona in certi casi ma in altri devi usare le 5w. Comincia a capire quale potrebbe essere il fine (e non necessariamente già il finale) del tuo testo e impiega le tue risorse – linguistiche, di fonti, argomentative – in quell’obiettivo.

* Un esempio di scaletta, curvature e ripensamenti*

Ho giusto un esempio fresco fresco: ho cominciato a progettare il mio ultimo articolo, quello su Utagawa Kuniyoshi, come una piccola recensione o impressione personale della mostra alla Permanente di Milano, su modello di quella che avevo fatto per Steve McCurry. Più provavo a scrivere, però, e più mi rendevo conto che l’unica riflessione che la mostra mi aveva suscitato, e su cui stavo ancora ragionando a posteriori, era che la mostra stessa non è fatta poi così bene. Manca totalmente un’introduzione all’ambiente culturale e sociale in cui si inserisce Kuniyoshi, senza il quale non è possibile nemmeno capire metà del titolo della mostra, che sorprendentemente non viene mai spiegato in tutto il percorso, né dall’audioguida né dai cartelli.

Quello di cui avevo davvero bisogno, quindi, per produrre un testo che fosse efficace e utile, era fare un passo indietro e fornire una chiave, per quanto piccola, per poter accedere alla mostra senza ritrovarsi con lo sguardo persissimo ogni due passi. Ho abbandonato il progetto iniziale, conservato alcune parti, ridotto altre, aggiunto e ampliato molte altre ancora, perché il mio testo aveva un nuovo obiettivo e la sua forma doveva cambiare di conseguenza.

3. Taglia tutto quello che non serve

O non ti piace o puoi tenere per un prossimo articolo. Si tratta di un passaggio che puoi fare solo quando il testo sta già prendendo forma: più scrivi e più ti accorgi di quello che vuoi dire e, di conseguenza, di quello che non vuoi (più) dire. Sii gentile con te stesso: se una frase proprio non ti sta riuscendo, abbandonala, perché non fa per il tuo testo.

quadernini
uno dei quadernini di Quadernini (tema (interrotto) di una bambina di seconda elementare di Milano, 1977)

4. Ma non buttare via niente

Me ne sono accorta ancora di più da quando lavoro come copywriter: del testo non si butta via niente. Se lavori sul digitale è più semplice: ti bastano un pratico ctrl+X e avere a portata di mano un Google Doc, Google Keep, un foglio Word o quello che più ti è comodo dove incollare la porzione di testo che in quel momento non funziona ma che, chissà, potrebbe starci benissimo tre paragrafi dopo. Oppure in un altro articolo.

5. Link link link

Per esempio, questo focus l’avevo inizialmente pensata conseguente all’introduzione, quando accenno alla multidimensione del testo online, per poi rendermi conto che non aveva senso parlare di link prima di aver nominato la scaletta. Parlavo di ordine proprio poco fa, no?

Come questa cosa può essere anche a vantaggio tuo mentre vesti i panni di scrittore, oltre che del lettore? Se non hai modo di spiegare una cosa perfettamente ma sai chi l’ha fatto meglio, se non hai tempo o spazio per chiarire una tematica ma hai sottomano il documento di un esperto che hai consultato in precedenza, se trovi uno spunto interessante scritto da qualcuno che ha una visione differente sul tema che stai trattando, è tuo dovere citare e rinviare (linkare, dai) alla fonte da cui ti sei documentato o che ti sembra interessante. Non solo ti salverà da termini e temi che non conosci e non sapresti spiegare (come quando a lavoro mi chiedono di scrivere di caricatori wireless e mi trovo a fissare la legge di Faraday-Neumann in apnea) ma ti renderà agli occhi dei tuoi lettori un vettore di informazioni importanti e su cui si può fare affidamento.

È facile, guarda: l’immagine di copertina viene da una delle mie pagine preferite, Scritte Ignoranti a Bologna. E una volta ho anche intervistato Thomas Pololi dei Quadernini.

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