April was the cruellest month. Sono stata in lutto (e, visto come reagisco a queste cose, lo sarò a oltranza) per due terzi del mese e la mia capacità di concentrazione è completamente crollata. Ho smesso di leggere, seguire serie, fare yoga, non ho scritto pezzi per segnetti. Ovunque dovesse essere coinvolta la mia mente – semplicemente non poteva esserci. Quello che sono riuscita a leggere questo mese mi ha lasciata abbastanza scontenta, ma potrebbe motivarmi molto per maggio.

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Virginia Woolf, Orlando

Avevo tantissime aspettative per questo libro, forse troppe. Il periodo in cui ama Vita Sackville-West è quello dei suoi romanzi più compiuti: To The Lighthouse, Orlando, The Waves. Essendo il primo e il terzo i libri che mi hanno fatta innamorare di lei e ri-innamorare della letteratura, mi aspettavo (neanche troppo segretamente) che anche il secondo avrebbe fatto altrettanto. Certo, qua e là ho trovato frasi che mi hanno fatta riconoscere lei come voce, ma l’ho sentito lontano anni luce, tutto il contrario degli altri. Forse perché, per la prima volta, Virginia non mette troppo di sé nel romanzo, ma mette tutta un’altra persona, praticamente per intero – Vita, appunto.

Orlando è la storia di Orlando, un giovane aristocratico talentuoso, con aspirazioni di scrittore e dongiovanni, che a un certo punto, mentre è ambasciatore a Costantinopoli, cade in un sonno profondissimo, quasi comatico, e si risveglia come donna, e da donna vive il resto dei suoi giorni.

She fancied that the rooms brightened as she came in.
Orlando, p. 156
When I walk into a room I do not light it up – fuck.
The National, Demons

Ho deciso di scriverne separatamente e bene, perché vorrei mantenere The Book Edit una raccolta di impressioni di quello che ho letto durante il mese. Un pochino mi consola sapere che, quando Virginia ultimò Orlando nel marzo del 1928 (che è anche quando s’interrompe la trama del libro), lo riassunse con un «È talmente brutto». Un pochino sì.

Honoré de Balzac, I piccoli borghesi

Non c’è niente da fare, ho già amato con tutto l’amore di cui si è capaci in questi casi il vero capolavoro sulla borghesia francese, che per me rimane e sempre rimarrà L’educazione sentimentale. Questo è leggibile, ma non lo rileggerei.

Herman Melville, Moby Dick 1/3

Uno su tre perché, per qualche motivo, la mia edizione è divisa in tre tomi. Non so perché, ma tendo sempre a farmi delle idee sulla trama e sui personaggi ancor prima di iniziare davvero a leggere i libri – è una cosa che forse non andrebbe fatta, o almeno non con così tanta costanza. L’ironia di Ismaele e il tono un po’ spaccone che emerge qua e là mi lasciano perplessa – non so perché mi immaginavo un protagonista più voce narrante e meno d’azione, e soprattutto non m’immaginavo tutta questa reverenza e ammirazione romantica (romanticismo come sentimento e come corrente letteraria) per Acab. Get a room, come si suol dire.

Dr. Pira, Gatto Mondadory e i Puffi dell’Aldilà

Dr. Pira me l’hanno consigliato per la prima volta nel dicembre scorso, da Modo Infoshop (uno dei posti che mi manca più di Bologna. Ci ho sentito la mia poetessa preferita, per esempio, parlare con il mio relatore, e il mio correlatore parlare con Baronciani). Poi mi sono imbattuta in questo libro che stanziava sul comodino di mio fratello (ci hai lasciato dentro cinquanta euro, Angelo, ma non li ho presi, madonna che brava che sono) e devo dire che amo tantissimo la totale assenza di prospettiva, motivo per cui il 60% dei personaggi è rappresentato sdraiato quando è lontano – seduto – sta uscendo dalla porta – si allontana all’orizzonte.

La totale naturalezza con cui si susseguono le cavolate, presentate con la lucidità delle ovvietà, è il mio tipo preferito di comicità. Per esempio, quando SPOILER Gatto Mondadory, durante la missione ordinata dal Re e da Gandalf, viene messo in prigione dai Puffi assieme a Robocop, che è andato in stand-by (vi giuro che è tutto vero), ritrova Luigi, che tutti pensavamo morto, come Dr. Pira ci chiarisce con un asterisco a bordo pagina: “* è effettivamente inciampato e morto nel primo tomo, Gatto Mondadory e il Telefonino Fatato”. Si scopre poi che anche Robocop e Luigi si conoscono, perché hanno combattuto assieme in Vietnam. Ok, non continuo, tanto si è già capito che è il mio libro preferito del mese – sarà che son pur sempre figlia degli anni novanta e avevo tutti i pupazzetti dei Puffi e pure il fungo-casa e ogni tanto anche a me piace ridere.

[pasto in prigione] Gatto Mondadory: Che roba è?
Luigi: Zuppa di salsa pariglia. È biologica.

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